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04 · Amici Animali per Sempre

Il randagismo che non vediamo (ma esiste eccome)

Le città sembrano pulite. Ma basta uscire un po’ fuori per vedere cosa lasciamo indietro.

12 aprile 20261 min di lettura

Per molti italiani il randagismo è un tema lontano.

Lo associamo a immagini di altri Paesi, ad altre realtà. Pensiamo che “qua da noi” sia un problema risolto. La verità è che dipende moltissimo da dove vivi. In molte regioni del Sud Italia, il randagismo è ancora un’emergenza quotidiana. Cani che vagano in branchi, cucciolate sotto i ponti, animali investiti, creature che diventano aggressive perché abituate a difendersi da sole.

Spesso dietro al randagismo non c’è natura selvaggia. C’è l’abbandono.

Famiglie che decidono che il cane “non va più bene”. Persone che lo lasciano in spiaggia in agosto. Chi non sterilizza la propria femmina e poi non sa che fare dei cuccioli. Chi compra senza pensare e poi “regala” il cane a chiunque lo prenda.

Il risultato lo paga l’animale. Sempre.

Le Rondini ETS pensa che parlare di randagismo serva a smontare due idee sbagliate. La prima: che siano cani “di serie B” da cui stare lontani. La seconda: che il problema si risolva con i canili. I canili, da soli, non bastano. Servono campagne di sterilizzazione, microchip, controlli, sensibilizzazione, rete con le associazioni locali.

E serve anche qualcosa di più semplice: che ognuno di noi smetta di considerare normale l’abbandono. Che chi vede una situazione di sofferenza la segnali. Che chi può sostenga un’associazione locale anche con poco.

Il randagismo non si risolve in fretta. Ma comincia a diminuire dal momento in cui smettiamo di trattarlo come un problema “di altri”.

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