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Rubrica 02Diritti Assoluti

Il diritto di essere più dei propri dati

La nostra identità digitale è fatta di moltissimi dati. Privacy, libertà e autodeterminazione sono diritti fondamentali nell'epoca digitale.

Fonte: Rivista CyberSecurity
Fonte: Rivista CyberSecurity

Tempo di lettura: 4 minuti

Ogni giorno lasciamo tracce.

Cerchiamo qualcosa online.

Utilizziamo un'applicazione.

Acquistiamo un prodotto.

Guardiamo un video.

Usiamo lo smartphone per spostarci.

Comunichiamo sui social.

Molte di queste azioni creano dati.

Il risultato è una nuova dimensione della nostra identità. Si tratta dell'identità digitale.

Chi siamo quando usiamo internet?

La nostra identità digitale non è la stessa cosa di una foto o di un profilo social.

È fatta con una grande quantità di informazioni.

Preferenze.

Interessi.

Abitudini.

Relazioni.

Posizioni.

Ricerche.

Comportamenti.

Questi dati possono essere usati per offrire servizi, personalizzare contenuti o migliorare prodotti.

Ma si possono anche usare per creare immagini molto dettagliate delle persone.

La privacy non è nascondere qualcosa

Talvolta si sente dire:

Non ho niente da nascondere.

Ma la privacy non riguarda solo il nascondere informazioni che mettono in imbarazzo.

Si tratta del diritto di avere uno spazio personale.

Vuol dire poter scegliere quali parti della propria vita condividere, con chi farlo e in quali situazioni.

La privacy si lega strettamente alla libertà.

Dal controllo dei dati al controllo della propria vita

Se altre persone o organizzazioni possono raccogliere e usare una quantità enorme di informazioni su di noi, il problema non riguarda più solo la riservatezza.

Riguarda l'autodeterminazione.

Quanto conoscono di noi?

Come utilizzano queste informazioni?

Per quali scopi?

Quanto tempo vengono conservate?

Possiamo correggerle?

Possiamo chiedere la cancellazione quando è previsto?

Possiamo sapere chi le usa?

Queste domande sono ormai importanti nella società digitale.

Il rischio della profilazione

La raccolta di dati può creare un tipo di profilazione.

Un sistema può cercare di indovinare cosa ci interessa, cosa potremmo comprare o quale contenuto potrebbe attirare la nostra attenzione.

La personalizzazione può essere utile.

Ma diventa un problema quando la persona non si rende più conto di come viene guardata e giudicata.

La libertà richiede anche la possibilità di non essere sempre trattati come oggetti da prevedere.

Il diritto all'oblio

La memoria digitale pone un'altra grande domanda.

Nel mondo fisico, alcuni errori possono piano piano sparire dalla memoria collettiva.

Online, invece, una vecchia informazione può restare accessibile per anni.

Questo crea un problema molto delicato. Una persona deve davvero essere legata per sempre a qualcosa che è successo nel passato?

Il diritto alla cancellazione e il cosiddetto diritto all'oblio cercano di trovare un equilibrio tra memoria, informazione e dignità individuale.

Essere liberi significa anche poter cambiare

La persona si muove.

Cresce.

Cambia opinione.

Impara.

Sbaglia.

Ricostruisce la propria vita.

La nostra identità digitale dovrebbe permettere questa trasformazione.

Una società in cui ogni errore resta sempre registrato rischia di diventare una società in cui le persone hanno paura di cambiare.

La privacy come libertà

Proteggere la privacy non vuol dire essere contro la tecnologia.

Vuol dire creare una tecnologia in cui la persona resta al centro.

Possiamo usare strumenti digitali e allo stesso tempo difendere la nostra autonomia.

Possiamo condividere informazioni senza perdere del tutto il controllo.

Possiamo restare connessi senza mostrarci del tutto.

Una persona non può essere ridotta ai dati che produce. Una società davvero libera deve lasciare a ognuno lo spazio per essere, cambiare e ricominciare.

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