03 · Valore DonnaEducare i ragazzi al rispetto: dove cominciare davvero
Il rispetto verso le donne non si insegna a 18 anni. Si trasmette da quando sono piccoli, ogni giorno.
Quando un ragazzo cresce sentendo che sua madre è la “santa di casa”, sua sorella “quella sensibile” e che le ragazze a scuola “sono complicate”, sta già imparando un modo storto di guardare le donne.
Non è cattiveria. È solo cultura assorbita.
Lo stesso vale per il modo in cui parliamo di emozioni. Se un bambino piange e la frase che sente è “sii uomo”, sta imparando che mostrare fragilità è una debolezza. E un giorno, da adulto, faticherà a riconoscere e accettare la fragilità altrui, soprattutto quella delle persone che ama.
Educare al rispetto, soprattutto i maschi, non è un discorso da fare a 18 anni davanti alla cronaca di una violenza. È un’abitudine quotidiana che si costruisce dai primi anni di vita.
Significa fargli vedere un padre che non urla in casa. Significa che, in famiglia, chi ascolta non è meno importante di chi decide. Significa correggere subito una battuta sessista invece di farla passare “tanto è solo uno scherzo”. Significa parlare di consenso prima ancora che si parli di sesso. Significa insegnare che “no” è una parola che si rispetta sempre, da chiunque venga pronunciata.
Le Rondini ETS pensa che il vero cambiamento culturale verso la parità passi soprattutto da qui: da generazioni di ragazzi che crescono sapendo che il rispetto non è galanteria, non è una concessione, non è un favore.
È la base di tutto il resto.
E un ragazzo che cresce così, da grande, sarà l’uomo che molte donne vorrebbero avere accanto.
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