03 · Valore DonnaDonne nel lavoro: tra barriere visibili e barriere invisibili
Quando manca la parità sul lavoro, non manca solo a chi la subisce. Manca a tutti.
“Ah, è incinta? Pensavamo di promuoverla, ma adesso aspettiamo.”
Non sempre questa frase viene detta. A volte è solo pensata. A volte è sussurrata in una riunione. A volte si trasforma in una promozione che, alla fine, non arriva. Sembra una cortesia. È una piccola, silenziosa discriminazione.
Le donne nel mondo del lavoro affrontano due tipi di barriere. Quelle visibili: stipendi più bassi a parità di mansioni, posizioni decisionali ancora prevalentemente maschili, carriere che si rallentano dopo la maternità. E quelle invisibili: i giudizi sull’aspetto, i commenti sui modi, i “troppo timida” o “troppo aggressiva” che cambiano segno solo perché chi lo dice è un’altra donna o un uomo.
Una donna brava, in tante aziende, deve essere doppiamente brava. Una madre lavoratrice, spesso, deve sentirsi un po’ in colpa qualunque cosa scelga: se torna presto a lavoro, è egoista. Se sceglie di rallentare, “non aveva veramente ambizioni”.
Questo non riguarda solo le donne. Riguarda anche gli uomini, perché un mondo del lavoro che penalizza la maternità penalizza implicitamente anche la paternità presente. Un padre che vuole davvero esserci per i suoi figli, in tante aziende, fa ancora fatica a chiedere certi permessi.
Le Rondini ETS pensa che parlare di parità nel lavoro non sia un “tema da donne”. È un tema di civiltà economica e culturale. Una società che spreca il talento di metà della sua popolazione, semplicemente, vale meno di quanto potrebbe valere.
Cambiare richiede leggi, sì. Ma anche tante decisioni quotidiane: in chi assumere, in chi promuovere, in come distribuire i carichi familiari, in come parlare di una collega in pausa caffè.
La parità si costruisce a partire da lì. Anche da te.
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