03 · Valore DonnaCarico mentale: il peso invisibile che ancora dividiamo male
Non è solo questione di chi fa cosa in casa. È questione di chi pensa a tutto, sempre.
“Aiutami se vuoi, basta che mi dici cosa fare.”
Sembra una frase gentile. Ma se la senti pronunciare dieci volte alla settimana in casa tua, succede una cosa precisa: la persona che deve dire cosa fare resta da sola con tutto il peso dell’organizzazione. Pensare alla spesa, al medico dei bambini, al regalo per la maestra, alla bolletta in scadenza, alla cena di domani, al permesso da chiedere al lavoro.
Si chiama carico mentale. È invisibile, non si misura in ore di lavoro, non lascia segni visibili. Ma esaurisce. E nella maggior parte delle famiglie italiane, ancora oggi, ricade in modo molto più pesante sulle donne.
Non perché siano più capaci, non perché lo desiderino, non per natura. Perché culturalmente abbiamo costruito un’abitudine che dice: lei sa, lei pensa, lei coordina, lui esegue. E poi diciamo che “collaboriamo”.
Collaborare davvero significa condividere anche la responsabilità di pensare alle cose, non solo di farle quando ti vengono chieste.
Le Rondini ETS pensa che parlare di carico mentale sia uno dei modi più concreti per parlare di parità nelle case. Perché la parità non è solo una questione di stipendi o di carriere. È anche una questione di chi, la sera, si addormenta con la lista delle cose da ricordare per domani che gli gira in testa.
Provaci, se sei un uomo. Per una settimana, prova a essere tu quello che pensa, organizza, prevede. Non solo quello che esegue. Capirai due cose: quanto è faticoso, e quanto vale chi lo fa per te tutto l’anno senza dire niente.
E poi non smettere. Perché la giustizia, in casa, comincia anche da lì.
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