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02 · Diritti Assoluti

Anziani soli: una solitudine che possiamo scegliere di rompere

Non servono grandi iniziative. Spesso basta un po’ di tempo e qualcuno che si ricorda che esistono.

8 aprile 20261 min di lettura

C’è un signore al pian terreno del tuo palazzo che vedi ogni tanto, sempre solo.

Magari conosce a malapena il tuo nome, ma ti saluta. Magari da anni non gli arriva una visita. Magari sua moglie non c’è più, i figli vivono lontano, gli amici sono diminuiti. La sua giornata si misura in piccole abitudini ripetute, e l’unica voce viva che sente arriva dalla televisione.

Non è una scena straordinaria. È la quotidianità di milioni di persone in Italia.

La solitudine degli anziani è una delle forme più gravi di esclusione che esistano, ma fa poco rumore. Non protesta, non chiede, non si lamenta. Eppure incide pesantemente sulla salute, sull’umore, sulla volontà di prendersi cura di sé. Una persona che si sente dimenticata si lascia andare. Mangia meno, si muove meno, va meno dal medico, si chiude di più.

La buona notizia è che molto si può fare senza essere assistenti sociali, senza essere infermieri, senza essere chissà chi.

Si può bussare a una porta e portare un caffè. Si può offrire un passaggio per la spesa. Si può ascoltare una storia ripetuta tre volte senza farlo notare. Si può essere quella presenza che spezza una settimana lunghissima. Sono cose piccole. Per chi le riceve, sono enormi.

Le Rondini ETS pensa che una comunità si misuri dal modo in cui tratta i suoi membri più fragili. E gli anziani, soprattutto quelli che non hanno più nessuno, sono spesso i primi a essere dimenticati.

Guardati intorno. Forse, vicino a te, c’è una porta che aspetta che qualcuno si ricordi di lei.

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